Innalziamo ogni religione non solo la più autoctona della popolazione

Innalziamo ogni religione non solo la più autoctona della popolazione

 

Viviamo credendo di essere liberi , ma in realtà tanto liberi non lo siamo. Ci ritroviamo a compiere gesti, utilizzare linguaggi, utilizzare vestiario e tecnologie non scelte sicuramente da noi. Le nostre scelte non sono frutto del tutto della nostra coscienza, il nostro subconscio ha il suo perché. Il nostro subconscio è retto da ciò che non possiamo toccare con mano e che viene definito uso.

 

Uno dei più illustri filosofi del passato che ha saputo ben delineare l’uso è Josè Ortega Y Gasset, egli ha definito l’uso sotto tre profili:

  1. Pressione sociale(1)
  2. Pressione impersonale (2)
  3. Azione irrazionale(3)

Quando ci ritroviamo catapultati in questa realtà troviamo gli usi già formati e dovremo ad essi conformarci altrimenti verremo definiti diversi, ribelli, anticonformisti. Tutto ciò che non proviene dalla nostra coscienza personale viene definito uso. L’uso è una pressione sia esterna della società sia interna in quanto il nostro modo di pensare si va a conformare e ad adagiarsi alla società sotto l’egida dell’opinione pubblica.

Compiamo azioni senza nemmeno andarcene conto. Gli usi per definirsi tali impiegano anni, quando oramai entrano a far parte della routine quotidiana non si sa nemmeno ove essi siano nati e perché. L’uso è “una pressione impersonale esperita sulle singole individualità e da quell’entità che è la gente” (Democrazia e valori morali, Gaetano Pecora, ESI).

Secondo Josè Ortega Y Gasset ciascun tipo di coercizione assume una forma diversa. Tra i tanti usi ve ne è uno in particolare ove è esercitata con una maggiore forza: il diritto.

Quanto più forte è la coazione tanto più forte si avverte l’uso (il diritto), tanto più importante è l’uso tanto sarà maggiore la violenza attraverso cui lo Stato agisce, la rilevanza dell’uso dipende dall’opinione pubblica, dipende dalla massa.

I principi e le norme giuridiche sono il precipitato storico delle credenze che tengono unita la società. Le credenze individuali fondendosi collettivamente con quelle degli altri pongono le basi per il diritto e quindi ben esortava Bobbio quando affermava che la consuetudine mantiene in vita le leggi, ben affermava ancor prima Tocqueville in “Democrazia in America” dicendo che si attribuisce troppa importanza alle leggi e troppo poca alle credenze.

Emblematiche sono le parole di Fustel De Coulanges “Il diritto è una delle facce della religione: niente religione comune, niente leggi comuni”.

Gli usi non vanno sotterrati, anzi vanno portati avanti indipendentemente dalla religione da cui essi appartengano o promanino vanno anzi gemellati, proprio come ha esortato il cardinale Scola qualche giorno fa (http://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/religione/cardinale-scola-e-l-islam-integriamo-le-feste-musulmane-con-le-nostre-cosa-ne-pensate–36910), viviamo pur sempre in uno Stato LAICO!!! ( Art. 8 Cost. )

 

Senza apertura mentali, altro che pace, saremo costretti a vivere in una mentalità chiusa oppressi da un potere coercitivo così bigotto che non ci permetterà nemmeno di pensare, si propenderà per lo scontro, saremo assuefatti da una catalessi refrattaria che ci costringerà a restare in gabbia se si dovesse rimanere inermi e indifferenti.

Innalziamo ogni religione, non solo la più autoctona della popolazione!

 

[(1), (2), (3) Gaetano Pecora, Democrazia e valori morali, ESI]

 

Ester Coppola

Su www.ildialogo.org

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