Intervista ai musicisti di Giro di Banda, progetto musicale del maestro Cesare Dell’Anna

GirodiBanda è la musica che nasce in una casa senza giradischi, è la poetica dei gesti imparati senza poter mettere piede in un teatro, è la musica classica studiata dalle riduzioni bandistiche. GirodiBanda è la banda che si rinnova e, mantenendo vivo il suo ricordo melodico ed emozionale, si lascia contaminare dal mare e dalla Terra, dalle culture e dagli stile. GirodiBanda è una esperienza musicale unica che evidenzia la passione per il mondo delle bande, l’umiltà e la riverenza per il mondo classico, il rischio nella sperimentazione, il vissuto culturale e musicale della gente del Sud, di tutti i Sud del mondo.

Con GirodiBanda Cesare Dell’Anna realizza il sogno di riunire nella stessa cassarmonica il folk delle balere e degli altoparlanti dei venditori ambulanti, la pizzica e la tradizione del canto dei nostri nonni, le sonorità del Balcani che risuonavano dalle emittenti albanesi nelle radio dei nostri padri mentre andavano a lavoro in fabbrica, i campi rom e le feste gipsy, gli africani e le loro feste etniche, il jazz e gli studi del conservatorio. Il tutto fortemente influenzato da grossi spunti improvvisativi e arrangiamenti per organico bandistico.

A 10 anni dalla nascita del progetto e dal primo album live, venerdì 18 maggio Cesare Dell’Anna e GirodiBanda pubblicano il nuovo lavoro discografico “Guerra”. In “Guerra” le Madonne sono acclamate per mettere fine alla violenza che quotidianamente continua a mietere vittime. “Guerra” è una dedica al lavoro nero, al lavoro sommerso, al lavoro nelle fabbriche.

L’album contiene 18 brani tra elaborazioni di marce sinfoniche, brani in italiano, francese, dialetto, ed è stato anticipato dalla pubblicazione del primo singolo intitolato “[email protected], cavallo di ritorno palestinese”, un brano che rappresenta una dedica al dramma che bambini, donne e civili sono costretti a subire per colpa degli interessi dei potenti del Mondo. Il conflitto israelo-palestinese, la posizione degli Usa e del loro Presidente Trump nel voler trasferire l’ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo in questo modo Gerusalemme come capitale di Israele. Questi e tanti altri spunti vengono affrontati da Cesare Dell’Anna e da Claudio Cavallo dei Mascarimirì nel primo singolo estratto dall’album che poche settimane fà in anteprima nazionale alla XIX edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce. “Guerra” è la 18esima produzione dell’etichetta discografica 11-8 Records è distribuito da Goodfellas.

La Cassarmonica, il palco per eccellenza nel quale si esibiscono le bande del Sud Italia, si trasforma in un caleidoscopio nel quale si incontrano musicisti provenienti da più regioni del Meridione e dall’Albania, Romania e Senegal che eseguono marce sinfoniche classiche del repertorio bandistico e composizioni inedite.

L’organico diretto dal Maestro Cesare Dell’Anna è composto da una banda pugliese e dal gruppo Opa Cupa, che da ormai quasi vent’anni lavora sulla commistione tra la tradizione musicale delle bande da giro e le ritmiche e melodie delle fanfare dei Balcani. All’interno del disco l’ensemble viene arricchito dalla partecipazione di alcune tra le voci più belle e rappresentative della tradizione salentina e non che hanno cantato nell’album; tra questi: Enzo Petrachi, Claudio Cavallo, Irene Lungo, Rachele Andrioli, Maria Mazzotta, Pino Ingrosso, Puccia e Talla. La formazione di oltre 30 artisti viene completata dalla presenza di giocolieri e artisti di strada che rendono unica, colorata e stravagante la parata itinerante e l’intero show.

Inoltre attraverso l’etichetta discografica 11-8 Records e l’agenzia di booking management Zero Nove Nove, GirodiBanda ha avviato una partnership con l’organizzazione umanitaria Action Aid, donando i manifesti del nuovo tour per raccogliere fondi da destinare alle attività promosse in Palestina per i diritti dei palestinesi.

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Intervista ai musicisti di Giro di Banda, progetto musicale del maestro Cesare Dell’Anna

(Stefano Valenzano, Pino Ingrosso, Giuseppe Oliveto, Claudio Cavallo, Gino Semeraro)

a cura di Ester Giuseppina Coppola

  1. Perché Guerra?

Stefano Valenzano(bassista). Guerra perché comunque siamo contro tutte le guerre ed è il nostro modo di protestare contro l’andamento delle cose, di alzare la voce, di cercare di sensibilizzare un po’ le persone, ci stiamo riuscendo piano piano ad ottenere i primi frutti è poco, ma è meglio che qualcuno parli piuttosto che tutti stiano zitti.

  1. In “Giro di Banda” definisce la musica una femmina carnale, cosa rappresenta la musica per lei?

Pino Ingrosso (cantante e autore). Mi è venuto in mente di scrivere questa canzone, ho cercato di trattarla come una canzone che porta alla bellezza, nel senso che ti fa passare la depressione cioè è meglio del Prozac, perché ci sono

tantissime persone che sono depresse, ma non lo sanno però quando ascoltano o vedono o sentono la bellezza si risvegliano. La banda da quando è nata porta semplicemente gioia, porta semplicemente bellezza nella sua popolarità è immediata e piace, perché porta appunto questa forma di bellezza gioiosa, quindi è una femmina carnale è come una donna bellissima che ti fa alzare dal letto, che ti propone la bellezza, quindi, ti devi per forza alzare perché sei depresso e questo ti fa alzare dal letto e quindi è una cosa bellissima. Quello di cui abbiamo bisogno tutti alzarci dal letto che stiamo tutti addormentandoci, siamo tutti un po’addormentati, quindi, la musica deve servire a questo scopo.

  1. La sua idea di musica da banda.

Giuseppe Oliveto (trombonista). L’idea della musica da banda è una ricerca che è nata oltre 20 anni fa. Cesare nasce in un territorio dove la banda va per la maggiore, dove il teatro veniva rappresentato in piazza per il popolo che non poteva pagare il biglietto in teatro e che non aveva assolutamente accesso in teatro per questione di ceto sociale, quindi in tutta la Puglia le bande si cimentarono a fare l’opera. Il progetto di Cesare che comunque ha militato in banda come l’80% dei musicisti di Giro di Banda parte dalla banda tradizionale però stravolta dove confluiscono tutte le sue idee, in primis della musica balcanica dove da oltre 20 anni opera questa ricerca conoscendo musicisti, frequentando anche il territorio e conoscendo gli usi e costumi perché sennò non si può rappresentare una musica del genere. È l’unico che unisce all’orchestrazione per banda cioè alla vera e propria banda la musica balcanica e non solo, anche la musica salentina, quindi che ascolterete che è anche nel disco, tutto sotto-forma come viene rappresentata fedele con le rappresentazioni in cassa armonica che era il teatro che veniva riportato in piazza.

  1. Nelle sue canzoni ritrovo delle contaminazioni di vario genere, lei ha definito il suo sound misto, c’è un genere che ama più di altri?

Claudio Cavallo(cantante). In giro di banda, ma in tutti i progetti di Cesare dell’Anna, io che conosco Cesare da più di 20 anni ho sempre visto questo mixage internazionale, dalla balcan music all’hip-hop, al reggae-muffin, alle musiche tradizionali che il mediterraneo ospita. Sempre Cesare ha ospitato a casa sua musicisti, chitarristi, fiatisti, persone di passaggio in Salento hanno sentito la tromba di Cesare e poi di seguito sono entrati nel suo studio quasi per magia. Sia “Opa Cupa”, Giro di Banda sia “Zina”, soprattutto “Zina” forse ha in questo progetto era il mixage il sangue misto, proprio come si diceva negli anni ’90 quando c’era questo mitico gruppo Il sangue misto che era un gruppo reggae hip-hop e forse già all’epoca rivendicava questo incontro di appartenenza già nella cultura perché poi l’hip-hop è musica popolare. Rivendichiamo un po’ questo il fatto di essere Salento, si oggi sì tacco d’Italia, ma centro del Mediterraneo, quindi Albania, Tunisia, Algeria, Grecia, Sud Italia tutte sono musiche che ci arrivano in Salento e poi successivamente, ovviamente, con le varie sensibilità diventano poi disco, diventano poi canzoni, diventano quello che poi oggi è Giro di Banda.

  1. Come mai una canzone sulla sigaretta elettrica (vedi link)?

Giuseppe Oliveto (trombonista). Mi riallaccio a quello che ha detto pocanzi Claudio Cavallo, si parla di folk, dalle origini, quindi questa della sigaretta elettrica è un modo di scherzare sempre sul folk sempre con nuovi mezzi e con i mezzi moderni, si cita la pala eolica e il computer, ma si scherza su questa cosa per riportarla ai problemi attuali e naturalmente sempre mischiando la banda e l’innovazione che ha portato Cesare Dell’Anna della musica

tradizionale che era fatta con altri strumenti, con altre orchestrazioni, ne servivano molti di meno all’epoca, invece,

lui ha coinvolto almeno 35 elementi con strumenti a fiato che erano votati a fare tutt’altro e, invece, riassumendo questa cosa con questa formazione che è nuova rispetto a tutto il resto.  Scherzando sulla sigaretta elettrica riferita al brano scherzando sulle terminologie attuali sempre rivolta a una questione di protesta perché è meglio denunciare e la musica serve anche a questo a denunciare i fatti che non sono consoni alla vita umana attraverso strategie, attraverso “mali affari” li definirei così, si attuano delle strategie appunto che devono essere sempre denunciate che è meglio parlare, gridare in questo caso con la musica e non tacere ed essere succubi di questa cosa.

  1. Nella canzone “Oh nero nero” afferma: “la vendetta è sacra e santa” , cosa pensa della vendetta?

Claudio Cavallo (cantante). Da anni con Cesare soprattutto lavoriamo su quello che è il pensiero della musica tradi

zionale salentina o delle tradizioni del sud Italia reinterpretate in chiave bandistico o balcanbandistico che io lo definirei meglio così perché si sente molto forte la tradizione bandistica, ma c’è anche l’essenza balcan alla quale Cesare da sempre lavora. Queste due canzoni soprattutto “Oh, nero nero” vengono da quello che è il sentimento popolare, è una cantata tradizionale calabrese dove il senso della vendetta lì la storia già ce lo insegna, forse è una dell

e regioni più vendicate e più vendicative al mondo e questa è un po’ l’essenza. Invece, in “[email protected], cavallo di ritorno palestinese” ( vedi link)questo singolo che ha anticipato l’uscita del disco rivendichiamo questo senso di pace e poi anche il titolo “Guerra” come diceva prima Stefano è proprio il senso del nostro fare pace dicendo guerra è un controsenso fortissimo secondo me che proprio lì vai ad evidenziare riflessione su un’orchestra che porta  pace, che porta incontro. Da sempre Cesare, già con “Albania hotel”  il suo vecchio studio 30 anni fa aveva accolto e messo in musica i suoi incontri giornalieri, che ne so andava al mercato prendeva il senegalese che vendeva collanine all’angolo lo portava nel suo studio oltre a farlo cantare, gli faceva la distribuzione dei dischi, quindi, questo è un po’ l’esperienza sia di Giro di Banda che del maestro Cesare dell’Anna.

  1. Ultimamente ho letto che ci sono più musicisti che fanno politica, anziché musica, cosa ne pensa in merito?

Claudio Cavallo (cantante). A questa domanda ti rispondo sul fatto che già negli anni ’90, io nasco negli anni ’90 come musicista e come artista, ma anche come una persona che si occupa di politiche, politica non significa partitica secondo me è alzarsi la mattina e andare a comprare in un panificio o andare dal fruttivendolo, andare a comprare la frutta perché arriva in un certo luogo e si fa il pane in una certa maniera. Quindi oggi, secondo me, ci sono più sbandieratori di politica, invece, parlare con la politica come è successo soprattutto in Campania con vari gruppi che hanno fatto politiche locali anche importanti, mi riferisco ai Zezi soprattutto, questo storico gruppo, che la tradizione campana

ci ha insegnato, quello che hanno fatto loro negli anni ’70 perché quello che hanno fatto loro negli anni ’70 sia la sintesi di un gruppo musicale operaio, non guidato da una classe sociale alta, quindi possiamo dire da professori o professoracci. Quindi torniamo a parlare di tradizione con un tamburo in mano con l’esperienza di un operaio, con l’esperienza di una persona umile che non vuole sottomettersi ai linguaggi delle politiche, ma rivendica un po’ come è stato anche in Salento con i primi Sud Sound System, come la tradizione ci insegna, penso ai canti di lavoro come ”Fimmine fimmina” in Salento, cioè tutti i canti di protesta che nascono dal sociale, dalla ventre di una persona che oggi fa musica, ma siamo sempre umani, questo è il problema, anche noi artisticamente ogni giorno siamo “insultati” quando da chi ci chiama e ci dice io non ho mille euro da darti, ma ne ho 80 cioè tu metti il prezzo del mio lavoro è impossibile, questo è per me fare politiche “musicali”.

  1. Progetti futuri.

Gino Semeraro (chitarrista). Dopo la produzione del nuovo disco di Giro di Banda “Guerra” i progetti di Cesare non si fermano qua, abbiamo nuove idee, nuovi spunti, nuove sonorità, uno di questi è sicuramente il progetto con Talla, il cantante senegalese che già è entrato a far parte di Giro di Banda e stiamo appunto producendo il nuovo disco di Talla un cantante straordinario che viene dal Senegal, è un ragazzo che come tanti arrivano qui in cerca di fortuna, un autodidatta che ha tutta la sua vita da raccontare, con la sua storia difficile da immigrato lontano dalla propria Terra e con Cesare e la band stiamo producendo il suo primo album che uscirà proprio con il suo nome, , e Talla realizzerà il suo sogno. Questa è una delle tante attività che Cesare nella sua carriera ha portato avanti. Dal punto di vista musicale, comunque, si tratta di qualcosa di estremamente nuovo in quello che Cesare ha fatto fino ad ora, in quanto, comunque Talla presenta delle caratteristiche molto soul che comunque si scostano da quello che Cesare ha fatto in passato.

Mentre per quanto riguarda un altro progetto molto interessante, un’altra visione di Cesare è OpaChina (vedi link). OpaChina perché?  Perché circa 20 anni fa, quando io avevo circa tre anni, Cesare iniziò a portare la cultura balcan qui in Italia e adesso tutti suonano balcan e lui ha visto nel futuro, nell’evoluzione sia sociale che musicale l’avvento della Cina, di conseguenza OpaChina è un avvicinamento alla cultura, alla musica cinese sempre con il timbro e con le caratteristiche portanti di quello che è il sound di Opa Cupa, ma, appunto, rivisitato con queste sonorità più orientali.

 

 Intervista pubblicata anche su www.ildialogo.org

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