Intervista The Scunned Guests

Intervista The Scunned Guest 

a cura di

Ester Coppola

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1) Come nascono i The Scunned Guests?
Nasciamo nel 2008 sotto la spinta di Paolo Vodret (BASS), unico elemento rimasto della formazione originaria, ma è grazie all’incontro con gli attuali componenti , Marco Calisai (GTR), Gianni Senes (VOX) e Pietro Marogiu (DRUM), e soprattutto grazie alla condivisione di idee, suoni e parole che dal 2012 iniziamo a lavorare al progetto che porta alla luce il nostro primo album “Le Scimmie Urbane”
2) Qual è il significato della nomenclatura del vostro gruppo?
In una traduzione piuttosto libera il significato che ci piace attribuire al nostro nome è “gli ospiti indesiderati”, che rappresenta anche la nostra idea di stare nel mondo e di intendere la musica come una forma di espressione artistica che si deve sposare con un’attenta riflessione sul sociale, ma allo stesso tempo deve essere anche un invito ad una ricerca introspettiva per imparare a conoscerci in tutti i nostri pregi e i nostri difetti, che caratterizzano la caducità dell’essere umano in generale.
3) Cosa hanno i The Scunned Guests rispetto alle altre rock band odierne?
Noi speriamo che la nostra originalità consista nel cercare di fondere delle sonorità di stampo rock tipicamente anglo-americano, con una melodia di genere più melodico e decisamente più “italiana”, cercando sempre di portare avanti un messaggio che non sia banale e che esprima la nostra insofferenza verso una realtà che giorno dopo giorno, tassello dopo tassello, viene costruita contro la nostra volontà.
4) Descriveteci le difficoltà di una band sarda per quanto riguarda la posizione territoriale alquanto disagiata e gli ostacoli che incontrate per esprimervi al meglio.
Sicuramente la lontananza e la difficoltà estrema di raggiungere la penisola a causa dei costi quasi proibitivi di nave ed aerei, sono un enorme ostacolo alla possibilità di poterci esprimere in una scena underground più ampia e più variegata. La tal cosa inoltre risulterebbe anche più stimolante per noi, oltre che rappresentare una visibilità certamente maggiore di quella che possiamo sperare nella nostra isola che conta appena 1.500.000 abitanti.
5) Le Scimmie Urbane, il vostro primo album: da cosa deriva questo titolo?
Il titolo “Le Scimmie Urbane” vuole essere una metafora della “disumanizzazione” causata da un processo evolutivo/involutivo che è l’espressione dell’odierna società, la quale preferisce farci ragionare sempre meno con la nostra testa, imponendoci modelli da seguire per non rimanere tagliati fuori da un sistema sempre più discriminatorio ed omologante.
6) La copertina: le scimmie che sono raffigurate appaiono alquanto minacciose e le cravatte le contraddistinguono. Descriveteci cosa avete pensato quando avete visto per la prima volta la copertina?
L’immagine della scimmia in cravatta e minacciosa rappresenta esattamente il modello di una classe dirigente chiusa in se stessa, nei piccoli privilegi e nei piccoli vizi di una casta, che però pretende di dominare ed imporre i suoi schemi. Ci è piaciuta subito l’idea di queste scimmie “arriviste” che saltano da un palazzo all’altro, facendosi guidare solo dall’istinto più becero, e pronte ad attaccare chiunque provi a fermarle.
7) Cosa pensate del genere umano?
Noi del genere umano abbiamo la massima stima, ma osservando attentamente la storia, non si può non notare come questa sia segnata da ingiustizie di ogni tipo, guerre, carestie, atrocità e follie di vario genere. Quello a cui auspichiamo è una riscoperta dei valori principali che appartengono alla natura più intima dell’uomo, quali la libertà, la giustizia e l’equità. Questo dev’essere il punto di partenza per un nuovo modello di essere umano che lentamente andrà a creare una nuova comunità e una nuova società, dove chi sino ad ora ha pensato esclusivamente al puro interesse del singolo a discapito della maggioranza, sarà automaticamente escluso da qualsiasi posto di comando. Ovviamente il riferimento non è circoscritto alla solo situazione italiana, ma è purtroppo lo specchio di una situazione ormai globale.
8) Cosa vi unisce e cosa vi divide?
Ci unisce la passione per la musica e l’immenso piacere di poter creare musica insieme, condividendo i nostri umori, le nostre passioni, le nostre paure e la nostra voglia di esternare a gran voce i desideri di verità e libertà, che devono essere il vero nutrimento del nostro animo e della nostra mente. Ci dividono i rispettivi impegni di lavoro che spesso ci impediscono di dedicare alla musica tutto il tempo che necessiterebbe.
9) A cosa e a chi vi siete ispirati?
Sicuramente i nostri gusti musicali si possono intuire in diversi momenti del nostro album, anche se ci siamo impegnati a cercare di togliere un sound personale e distintivo della nostra musica, soprattutto nelle linee melodiche e vocali che appositamente vanno ad incastrarsi con momenti strumentali volutamente ruvidi e volte quasi ostici.
10) Qual è l’obiettivo principale che vi siete prefissi con la vostra musica, far sognare i vostri ascoltatori o farli riflettere sulla realtà che ci circonda?
Possiamo dire che l’obiettivo che ci siamo preposti è una sorta di sintesi delle due alternative da voi proposte, ovvero l’invito a sognare una realtà diversa da quella che la società ci impone attraverso i falsi modelli esposti tramite i mezzi di comunicazione di massa. È un invito a credere che c’è ancora una via d’uscita che si può imboccare guardandosi dentro e riappropriandosi di un’esistenza passionale, vitale, così come di una coscienza critica e combattiva.
11) Cosa vi aspettate da questo album e dai futuri?
Le prime impressioni della gente e le prime recensioni che abbiamo avuto per “Le Scimmie Urbane” sono tutte positive. Speriamo che i complimenti adesso si traducano in possibilità di esprimerci attraverso un tour di presentazione che nelle nostre intenzioni vorrebbe raggiungere anche i centri più importanti della penisola, e perché no, anche all’estero. Il prossimo album, al quale stiamo già lavorando in sala, vuole essere la prosecuzione del lavoro che ha portato alla produzione del primo, con maggiore maturità ed esperienza e con il desiderio di riuscire a vedere ripagati i nostri sforzi con una definitiva “consacrazione”.
12) Con chi vi piacerebbe collaborare?
Nel panorama musicale italiano, Afterhours, Teatro degli Orrori e Marta sui Tubi sono le band con le quali crediamo di condividere maggiormente il nostro progetto musicale e la nostra idea di musica, anche se apprezziamo molto autori del calibro di Max Gazzé e Caparezza, con i quali ugualmente una collaborazione sarebbe cosa molto gradita.
13) Sogno nel cassetto.
Il sogno nel cassetto è quello di poter far breccia con la nostra musica e coinvolgere un numero sempre maggiore di sostenitori e ascoltatori, perché la soddisfazione più grande per noi è suonare per comunicare il nostro piacere agli altri, e non suonare per se stessi in maniera autoreferenziale. Se questo accadrà, allora inevitabilmente svaniranno tutti quegli ostacoli che una band emergente deve necessariamente incontrare nella scalata al successo, soprattutto se si fa una scelta musicale “impopolare” come quella che abbiamo fatto noi, dove le chitarre distorte e le ritmiche potenti non lasciano troppo posto a situazioni spensierate e ballabili.
“It’s a long way, to the top, if you wanna Rock’n’Roll…” cantavano gli ACDC, e mai nessuna verità è più indicata in relazione a noi, alla nostra idea di musica ed alla costanza con cui ci vogliamo dedicare a percorrere quella via così ardua e tortuosa.

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