8 marzo e la chiamate festa!

8 marzo e la chiamate festa!

Oggi, 8 marzo festa delle donne, come per il Natale si è persa l’essenza stessa del giorno.

A scuola, mi dissero, che in questo giorno si ricorda una tragedia consumata in una fabbrica. Un rogo pose la parola fine sulla vita di alcune lavoratrici.

Francamente, non riesco a collegare la parola festa con la parola morte. Dovremmo festeggiare la parola morte?

Da quel giorno ad oggi è indubbio che le “conquiste” dei diritti delle donne siano aumentate, ma ancora molto c’è da fare.
Per chi riesce a lavorare al giorno d’oggi lo si può considerare un miracolato o uno che ha avuto un calcio sul curriculum ([1], cit. Loris Dalì).
Se sei donna ed hai un lavoro, il concetto è leggermente diverso, specie se sei giovane. Il più delle volte si pensa a quella donna come una che la dà via facilmente, o meglio funzionalmente!
Se sei donna e dopo un lungo percorso di studi, riesci finalmente ad ottenere un posto di lavoro, a 40 anni, puoi convolare a nozze, però non sei libera di darla nemmeno a tuo marito!
Purtroppo la discriminazione sul lavoro per le donne perdura, altro che Pari Opportunità ([2]), altro che uguaglianza dei diritti ([3])!
Se la lavoratrice, appena assunta, mette al mondo un figlio, il licenziamento è alle porte. Vi è la contraddittorietà di chi vuol incentivare le nascite, ma non permette né di lasciar lavorare chi dovrebbe assicurare ai futuri figli della nazione un futuro, né tantomeno permette di metterli al mondo. A che età dovremmo procreare a 80 anni?!
Giorni addietro, nello sperimentare un’applicazione che permette di trasmettere video in diretta. Mi è capitato di vedere un live che immortalava una ragazza (vestita) che parlava del più e del meno. C’era chi commentava in modo assurdo e allucinante, non si può nemmeno più parlare?!
A chi afferma che le donne che vestono in minigonna se la vanno a cercare, allora quando semplicemente parlano siete autorizzati ad utilizzare un linguaggio volgare e violento?
C’è chi afferma che lavare i piatti, cucinare, stirare, pulire casa sono faccende che spettano alla donna, mentre il giocare a pallone, parlare di calcio (vedi Mihajlovic, [4]), costruire case, guidare autobus appartengano al mondo maschile.
Nonostante tutto ciò, stasera, come per il Natale il consumismo la fa da padrone. Chi esce con le amiche per una pizza e chi alla pizza annette uno spogliarello di uomini che mostrano il proprio corpo in cambio di danaro, ma non era un mestiere di donna?
8 marzo e la chiamate festa!
Ester Giuseppina Coppola

[1] Curriculum, canzone dell’album Gekrisi del 2016, Loris Dalì
[2]  Governo italiano, Dipartimento per le pari opportunità link
[3] Articolo 3 Costituzione link
[4] Corriere dello sport, Milan, Mihajlovic contro la Satta: «Le donne non dovrebbero parlare di calcio», 13 aprile 2016 l

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