Perenne zona rossa. Quando l’acqua del rubinetto fa paura

Perenne zona rossa. Quando l’acqua del rubinetto fa paura

di Ester Giuseppina Coppola

 

In questo periodo da reclusi, per via del Coronavirus, è stato inevitabile pensare al Pianeta Terra, all’inquinamento, non veder circolare auto, abbiamo appreso solo via Internet di quelli che sono stati definiti “fenomeni strani” , ma che dovrebbero rappresentare la consuetudine, come ad esempio i delfini nei porti[1], lo squalo a Pozzuoli[2].

Io ho rivolto il pensiero all’anno scorso a quando mi sono trasferita in un paese tra Vicenza e Verona, nell’aprire il rubinetto ho notato fin da subito una differenza con l’acqua di casa, perché anche al tatto era viscida, oleosa. Ho pensato al costo di consumare altri soldi, l’acqua del rubinetto non l’avrei bevuta, ne tantomeno l’avrei utilizzata per cucinare. Mi è venuta anche una battuta infelice “qui hanno talmente tanti soldi che dai rubinetti non esce acqua, ma olio!”. Dopo qualche giorno ho conosciuto le vicine di casa le quali mi hanno chiesto se fossi a conoscenza della questione dell’acqua, non sapevo nulla, ma mi sono informata conseguentemente con ancora più curiosità. Ho iniziato a leggere gli articoli di giornali del posto relativamente all’acqua, ho ricercato i siti web delle aziende che si occupano del trasporto dell’acqua, ne è conseguita un’amara scoperta: PFAS.

A quanto pare da una quarantina di anni la Miteni, un’azienda che si occupava della produzione di intermedi contenenti fluoro principalmente per l’industria agrochimica e farmaceutica, ha compromesso tutto il territorio circostante, le falde acquifere e gli acquedotti, il danno che ne è derivato è incommensurabile. La società è fallita nel 2018 in seguito alla contaminazione della falda acquifera intorno a Trissino con tensioattivi perfluorurati (PFAS) quali PFOA, GenX e C6O4. Miteni è stata fondata nel 1965 come centro di ricerca per l’azienda tessile Marzotto nata con il nome di RiMAr (Ricerche Marzotto).  [3]

Greenpeace attraverso un comunicato stampa ha chiesto spiegazioni alla regione Veneto sul perché ha autorizzato Miteni al trattamento di rifiuti chimici pericolosi che hanno portato a contaminazione da GenX.

“Secondo documenti in possesso di Greenpeace, dal 2014 al 2017 la Miteni di Trissino-società già individuata dalle autorità come fonte principale della contaminazione da PFAS in una vasta area del Veneto – dopo aver ottenuto dalla Regione Veneto l’autorizzazione a trattare rifiuti chimici pericolosi, ha ricevuto ogni anno dall’Olanda,…,quantitativi accertati fino a 100 tonnellate annue di rifiuti chimici pericolosi…contenenti il GenX…”[4] Greenpeace, attraverso dei documenti  dell’inchiesta, ha rivelato che l’inquinamento poteva essere fermato già a metà anni duemila [5].

Ho cercato sul sito dell’Arpav [6], poi su quelle delle Usl , della regione Veneto, su altri siti [7], sulle testimonianze dei comitati come quello delle “Mamme No Pfas”[8].

Dal sito della regione Veneto [9] si evince che la regione Veneto  nel 2013, a seguito di alcune ricerche sperimentali su potenziali inquinanti “emergenti” effettuate su incarico del Ministero dell’Ambiente, è stata segnalata la presenza in alcuni ambiti del territorio regionale di sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) in acque sotterranee, acque superficiali e acque potabili. Per valutare l’esposizione pregressa della popolazione residente, è stato impostato uno studio di monitoraggio biologico sulla popolazione dell’area maggiormente esposta a PFAS.

Dalla Deliberazione della Giunta Regionale n. 691 del 21 maggio 2018 (Modifica del “Piano di sorveglianza sulla popolazione esposta alle sostanze perfluoroalchiliche”, di cui all’Allegato A alla D.G.R. n. 2133 del 23/12/2016) il territorio è stato suddiviso in varie zone: [10]

[“Area Rossa” di massima esposizione sanitaria;

“Area Arancione” delle captazioni autonome ad uso potabile: riferita ad ambiti comunali dove sono stati rilevati superamenti di PFAS nelle captazioni autonome censite;

“Area Gialla” di attenzione: riferita al sistema di controllo delle reti ambientali per acque superficiali e sotterranee inclusive dell’uso irriguo e per abbeverata;

“Area Verde” di approfondimento: area con solo presenza di PFAS in matrici ambientali, che necessita di ulteriori monitoraggi e studi.

L’Area Rossa è l’area di maggior impatto sanitario, nella quale la popolazione, prima dell’ apposizione dei filtri, è stata maggiormente esposta ai PFAS, principalmente attraverso l’acqua potabile ed anche attraverso una contaminazione ambientale di fondo, confermata in primis dai risultati dello studio di biomonitoraggio effettuato con l’ISS. In tale Area è stato possibile differenziare un’Area Rossa dove è maggiore la concentrazione di sostanze perfluoroalchiliche in tutta la matrice acqua (oltre che nell’acqua potabile, anche nelle acque superficiali e sotterranee), denominata “Area Rossa A”, ed un’Area Rossa dove la contaminazione delle acque superficiali e sotterranee è minore, denominata “Area Rossa B”.]

Naturalmente mi trovavo nella zona rossa A. Uno dei primi pensieri che ho avuto è la frase di quel camorrista dei Casalesi che nel far sotterrare rifiuti tossici nell’area della zona dei fuochi quando gli dissero che quel che si stava facendo avrebbe compromesso le falde acquifere e di conseguenza l’acqua potabile, lui rispose che avrebbe bevuto l’acqua in bottiglia, era così assurdo quel che in quegli attimi ho provato, era così surreale, non riuscivo a crederci. Il denaro prima di tutto a discapito della salute. Nemmeno tutto quel denaro prodotto da atti illegali e disumani può restituire la salute di tutte le persone che ne pagheranno il conto, i responsabili di tutto ciò sono dei veri criminali. In quei giorni nel vedere il cibo anche al mercato mi veniva il disgusto, vivendo in una città meravigliosamente multietnica, vedere le persone, per lo più migranti, che facevano scorta di casse di frutta, mi faceva salire la malinconia, pensavo si stanno avvelenando con le loro mani, tutto è compromesso, le mie vicine mi raccontavano che la prima cosa che facevano quando andavano a fare la spesa era controllare se ciò che stavano per comprare provenisse dalla filiera, lo scartavano a priori.

Siamo quello che mangiamo, non solo bevendo l’acqua del rubinetto, mangiando frutta e verdura, carni e tutto che a catena deriva da quel circolo vizioso della morte porta inevitabilmente ad ammalarsi di tumori e altre malattie che generano sofferenza e morte. Mi sembrava di essere entrata in un tunnel senza via d’uscita, mi chiedevo perché l’essere umano è così imbecille? Perché? Inevitabilmente il pensiero andava anche alla terra dei fuochi, all’acciaieria di Trieste, all’Ilva di Taranto, alla Tap in Salento, alle estrazioni petrolifere in Basilicata che non hanno portato lavoro per la gente del posto, ma hanno compromesso anche lì il territorio, è della settimana scorsa il ritrovamento di pesci morti nell’invaso del Pertusillo [11].

Il pensiero più grande andava inevitabilmente alla mia terra, all’Irpinia, all’Isochimica, alle polveri sottili che aumentano di anno in anno, alla Valle del Sabato, al fatto che solo l’idea di trovare tracce di piombo nell’acqua del rubinetto mi mandava in bestia, al bacino d’acqua irpino che rifornisce diverse regioni, al fatto che la mia amata terra oramai ex-polmone d’Italia da terra feconda, da territorio incontaminato, da Irpinia Felix si appresta sempre più ad essere Irpinia Fetix. Un pensiero va anche all’Amazzonia il polmone del mondo, che nonostante il Coronavirus non ha fermato chi continua a deturpare quel paradiso terrestre che ci ritroviamo e già c’è chi scrive come Marta Russo che quella potrebbe essere la culla di nuove pandemie [12], nemmeno la presenza di esseri umani ferma questa follia disumana anzi gli indios vengono lasciati soli dai governi nel combattere il Coronavirus e su Avvenire denuncia Lucia Capuzzi “E senza gli indios, i suoi guardiani, anche l’Amazzonia è in pericolo” [13] . Quale parte del pianeta Terra si salva mi chiedevo e pensavo alle parole della compagna di mio zio che diceva, ci affanniamo a dire i frutti del mio orto sono buoni, ma la realtà è che tutto è contaminato!

Il lavoro o la salute? Tutte e due dico io, si deve garantire il lavoro, ma rispettando i lavoratori, ma prima di tutto gli esseri umani, se si eccede si compromette ciò che abbiamo di più caro: la vita.

Ho pensato anche all’acqua pubblica e a Padre Alex Zanotelli, leader nazionale di Acqua Bene Comune, che ho avuto il piacere di conoscere nell’incontro per la nascita del comitato COMITATO LAUDATO SI , si batte per l’acqua pubblica, l’acqua è il nuovo oro ancor di più perché è sempre meno potabile.

Si stava meglio quando si stava peggio? Prima non c’era acqua potabile nelle case, le persone percorrevano i chilometri a piedi per procurarsela, si dava più valore e peso per il creato, ora l’esatto contrario, a volte mi vergogno di far parte di questa categoria che viene definita essere umano, di umano non c’è nulla o quasi. Perché produrre cose inutili? Perché non ci si interroga prima di produrre sulla fine di quel prodotto una volta utilizzato. Prendendo della carta da cucina colorata in mano mi sono chiesta questa non può andare nell’umido perché colorata, ma perché produrla? Senza colorante non assolve lo stesso la sua funzione? Siamo una società usa e getta. Anni addietro mi sono ritrovata in una situazione simile con due persone differenti uno figlio di papà e nell’altra il figlio di un netturbino, in entrambe le situazioni casca nell’una un tappo e nell’altra una carta a terra chiedo a entrambi perché non raccolgono quanto caduto, nella prima situazione perché pagava tasse salate, nell’altra perché tanto il padre pulendo per gli altri avrebbe pulito anche per lui. Tutto è dovuto.

Bisogna partire dalle piccole cose perché poi diventa consequenziale il ritrovarsi con il veleno nei rubinetti, ognuno deve fare la sua parte .

Se non ci assumiamo le nostre responsabilità, demandandole sempre agli altri siamo destinati a scomparire.

Siamo e saremo in perenne zona rossa se già ora si ha paura ad aprire il rubinetto.

[1] Dal corriere.it del 22 marzo 2020 Donatella Percivale, Delfini nei porti, lepri in città, daini in piscina: la riscossa della natura in tempi di quarantena ( vedi link )

[2] Da il Tempo.it del 14 aprile 2020 C’è uno squalo nel porto, sorpresa a Pozzuoli. Il video  ( vedi link )

[3] Miteni da Wikipedia (vedi link)

[4] da greenpeace.org del 13 luglio 2018, PFAS, Greenpeace: «Regione Veneto spieghi perché ha autorizzato Miteni a trattamento di rifiuti chimici pericolosi che hanno portato a contaminazione da GenX» (vedi link)

[5] da greenpeace.org del 21 marzo 2019, Pfas, Greenpeace rivela: «Dai documenti inchiesta emerge che inquinamento poteva essere fermato già a metà anni Duemila» (vedi link)

[6] Sito web Arpav  (vedi link)

[7] Sito web analisi pfas (vedi link )

[8] Mamme No Pfas sito web (vedi link ), gruppo facebook ( vedi link )

[9] Sito web regione veneto sulla questione pfas (vedi link )

[10] Deliberazione della Giunta Regionale n. 691 del 21 maggio 2018 (Modifica del “Piano di sorveglianza sulla popolazione esposta alle sostanze perfluoroalchiliche”, di cui all’Allegato A alla D.G.R. n. 2133 del 23/12/2016) (Vedi link )

 

[11] Da gazzettadellavaldagri.it del 9 maggio 2020 Nuova moria di pesci nell’invaso del Pertusillo  ( vedi link )

[12] Da wired.it del 15 maggio 2020 L’Amazzonia potrebbe essere la culla di nuove pandemie, di Marta Musso ( vedi link )

[13] Da avvenire.it del 15 maggio 2020 Amazzonia. Il Covid fa strage di indios: già 33 i popoli colpiti, di lucia Capuzzi  ( vedi link )

 

 

Articolo pubblicato su: www.ildialogo.org

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