Democrazia? Schiavi di noi stessi, di Ester Giuseppina Coppola

Democrazia? Schiavi di noi stessi

di Ester Giuseppina Coppola

Pensando al termine democrazia, inevitabilmente volgo indietro la mente, la riconduco all’antica Grecia, alla sua etimologia demos=popolo cratòs=potere.
Democrazia, dunque, è una forma di governo , che riconduce il potere, quindi, il governo e l’amministrazione della res (cosa) pubblica, appunto, al popolo.
Aristotele per distinguere le forme di governo facendo riferimento a chi governa (uno, pochi, molti) e se governa nel suo interesse o in quello della comunità, distinse tre forme di governo e le tre forme degenerate che ne derivano, tra le forme degenerate Aristotele include la democrazia.
Con la Rivoluzione francese, illustri pensatori tra i quali Voltare, danno una svolta al modo di governare attraverso l’enunciazione dei principi liberali quali: uguaglianza, fratellanza e libertà principi raggiungibili attraverso la suddivisione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziale.
Più recentemente un’altra distinzione delle forme di governo è quella fatta da Gaetano Mosca che distingue la società in governanti e governati, i primi di numero minore rispetto ai secondi, sono legittimati a governare i secondi.
Chi fa parte del gruppo dei governati può entrare a far parte dei governanti raccogliendo consenso e per restare in tale categoria tende a servire gli interessi dei membri di tale gruppo e unitamente a quest’ultimi a conservare i propri privilegi e la propria posizione di potere.
Uno dei metodi utilizzati per raccogliere il benestare dei governati è inevitabilmente l’informazione, definita molto spesso il quarto potere. Pilotando l’informazione il governante ha il potere di trascinare la massa dove si vuole, ottenere consenso in primis e purtroppo la si utilizza a tutt’oggi anche per giustificare le guerre, come dice il direttore de www.ildialogo.org Giovanni Sarubbi “l’informazione è la prima a morire quando si è in guerra”, infatti direbbe Minasi “mediatiche distorte fanno credere falsità per verità” [1], l’intento è quello di perseguire molte volte purtroppo l’interesse proprio e non quello dei governati e per questo Aristotele colloca la democrazia tra le forma degenerate. Il consenso si ottiene assecondando la massa, perché il governante più è vicino alla massa “mediaticamente”, nel senso che se pur in realtà, spesso, nello svolgere l’attività di governante assume tutt’altra posizione, ma l’informazione che arriva al governato è quella che il governante faccia gli interessi e faccia pur sempre parte del gruppo dei governati, allora vede riconoscersi il più ampio consenso. Non a caso, si creano delle “mode” che ritornano di moda, che vanno ad incidere sui principi primi e le opinioni principali che regolano la società di Tocqueville [2], le basi, le fondamenta della comunità, dalle quali scaturiscono le mode trascinatrici di masse, del primo e secondo tempo [3], enfatizzate da capi carismatici che molte volte non sanno nemmeno ciò di cui parlano. Il leader sa cavalcare l’onda, cavalcare la massa. Un ruolo importante molto spesso è giocato dalla paura innescata per trainare le masse. “In politica ciò che comincia con la paura finisce di solito con la follia.”[4]
Le masse vengono anestetizzata, vi è una predisposizione alla prostituzione mentale.
Quando si vanno a toccare i principi primi seguono disordini e rivoluzioni perché la società viene destabilizzata. “La nazione che la subisce vive in una condizione violenta e transitoria.”[5] Si va incontro alla perdita della libertà. “nello smarrimento morale, gli uomini errano tra mille soluzioni alla ricerca di quella ideale…. Alle convulsioni rivoluzionarie entra la stanchezza, una sorta di soffice indolenza morale ed è proprio questo sfinimento che annuncia il dispotismo.” [6] “Ciò che mette in pericolo la società non è la corruzione di qualcuno per quanto grande, è il rilassamento di tutti.”[7] Ne seguono altre rivoluzioni che portano la comunità ad una società democratica che partendo dalle consuetudini e dagli usi è assoggettata alla legge e alle procedure. La democrazia viene tenuta a freno dalla fede.
L’uso utilizzando la descrizione di J. Ortega Y Gasset ha tre caratteristiche:
  1. “ l’uso è pressione sociale; è un modo di fare o di pensare che la società mi impone mediante un’influenza coercitiva. È uso il sistema di credenze che informa il mio modo di agire e di pensare;”[8]
  2. “il secondo attributo dell’uso: la minaccia di coercizione che piega dall’interno la mia volontà è esercitata dagli altri. Ma chi sono gli altri? Gli altri sono io, il mio vicino,….”[9]
  3. “Gli usi si caratterizzano non solo per la mancanza di senso ma per qualcosa di ancora più malinconico: perché hanno avuto un senso e non lo hanno più.”[10]
“L’uso è una pressione impersonale esercitata sulle singole individualità da quell’entità impersonale che è la gente.”[11]
La società per avere una sua stabilità deve basarsi su una credenza, avere dubbi si contrappone alla credenza. “Il dubbio basico” è “ la negazione della stabilità”, ”il dubbio è una realtà liquida sulla quale l’uomo non riesce a sostenersi e cade.”[12]”La concezione del mondo è una concezione religiosa. Un individuo o un gruppo di individui può vivere con una concezione del mondo che non sia religiosa. Tuttavia un popolo in quanto tale non ne può fare a meno.”[13]”Il diritto è una delle facce della religione: niente religione comune, niente leggi comuni.”[14]
“La legittimità si innesta su credenze e valori religiosi.”[15]”Solamente la Ragione può giustificare il Potere, essa sola può fornirgli i criteri di legittimazione.”[16]”La forma oggi più diffusa di legittimità è la credenza nella legalità, cioè la disposizione ad ubbidire a statuizioni formalmente corrette e stabilite nel modo consueto.”[17] “La base della società, di ogni società, è un certo orgoglio di obbedire.”[18]
Le democrazie liberali si basano sulla Costituzione che si basa a sua volta su un insieme di procedure , consistenti nella legalità e nella delega. “La Ragione ha presieduto alla Costituzione all’accordo solenne in cui sono stati fissati i diritti r i doveri sia dei governanti che dei governati. Alla base del moderno Stato liberal-democratico c’è, non a caso, una Costituzione che, al fondo, non è che un contratto politico che fissa le regole del gioco, la legalità a coloro che le rispettano.”[19]
Un valore fondamentale delle democrazie è costituito dalla tolleranza e il conseguente riconoscimento del dissenso che è l’aspetto fondamentale delle democrazie liberali. “Il dissenso postula le libertà politiche. Ma alle libertà politiche si associa di necessità il diritto di rappresentanza delle opposizioni.”[20]Se viene a generarsi il malcontento che non riesce ad organizzarsi in un’opposizione si genera una rivoluzione. Per Durkheim l’individualismo è la glorificazione non dell’io, ma dell’individuo in generale.”[21]”La religione dell’individuo è l’unico legame che ci unisce gli uni agli altri; la sua debolezza non può essere accompagnata che da un inizio di dissoluzione sociale.” [22]
Attraverso il suffragio universale la massa degli uomini attribuisce il potere e il relativo comando agli uomini degni di fiducia, Toqueville non ha mai avuto molta fiducia nella massa “coloro che considerano il suffragio universale come una garanzia della bontà si illudono completamente. Il suffragio universale ha altri vantaggi ma non questo.”[23]
Il governante verrà screditato da chi gli ha conferito tale onorificenza anche per un motivo rintracciabile sia nel pensiero di Tocqueville che in quello di Josè Ortega Y Gasset: cioè l’invidia.
Epicuro affermò: “i miei concittadini non mi hanno conferito cariche elevate. Vi assicuro che hanno fatto di meglio: me ne hanno tolto il desiderio”.[24]
Più volte mi sono imbattuta in persona che invocano il ritornano della monarchia , c’è chi afferma che in democrazia non si sa mai di chi è la colpa, con la monarchia è di uno solo, c’è chi invoca il ritorno della dittatura perché gli uomini sbagliano e non rispettano le regole e andrebbe addirittura ripristinata la pena di morte, mi chiedo se ad errare fosse chi proprio chi invoca la pena di morte vorrebbe morire o solamente pagare con le odierne conseguenze? Naturalmente in democrazia molte cose non vanno è un sistema da migliorare, ma il ritorno della dittatura non è la soluzione.
“Le moderne democrazie hanno disatteso importanti promesse, ma che nonostante tutto rimane grande la differenza con i regimi autoritari.”[25] Non bisogna naturalmente trascurare il fatto che le lobby esercitano un potere di non poco conto.
Inevitabilmente attraverso la democrazia siamo artefici della scelta dei nostri governanti, il non occuparci della scelta non andando a votare significa consegnare il nostro potere in mano di governanti scelti da altri e il fatto stesso di non provare con le proprie opportunità a migliorare secondo il proprio punto di vista la relazione governanti-governati resta solo una nostra responsabilità.
È pur vero che siamo in democrazia, in fondo siamo sempre schiavi, ma schiavi di noi stessi.

[1]MC BACO BRONCOROTTO, Sangue per denaro, Grass Glass,2008 ( vedi link )
[2] A. DE TOQUEVILLE, La democrazia in America, pag.223
[3] No.Ta, Siamo stati noi, Siamo stati noi, 2013
[4] S.T. COLERIDGE, Table-talk, Frowde, London, 1912, pag, 126
[5] A. DE TOQUEVILLE, La democrazia in America, pag.367
[6] G.PECORA, Democrazia e valori morali, pag21
[7] A. DE TOQUEVILLE, La democrazia in America, pag.701
[8] G.PECORA, Democrazia e valori morali, pag51
[9]G.PECORA, Democrazia e valori morali, pag52
[10] G.PECORA, Democrazia e valori morali, pag53
[11] G.PECORA, Democrazia e valori morali, pag54
[12] J. Ortega Y Gasset, Idee e credenze, pp 252-253
[13] J. Ortega Y Gasset, Una interpretazione della storia universale, pag.115
[14] F. De Coulanges, La città antica, pag.230
[15] G.PECORA, Democrazia e valori morali, pag79
[16] G.PECORA, Democrazia e valori morali, pag79
[17] M. Weber, Economia e Società, pag.35
[18] E. M. Cioran, Squartamento, Adelphi, Milano, 1981, pag, 113
[19] L. Pellicani, Il problema della legittimazione del Potere nella Città secolare, in G. Penzo (a cura di), Il Potere, Città nuova, Roma, 1985, pp. 108-109
[20] G.PECORA, Democrazia e valori morali, pag82
[21] E. Durkheim, La scienza sociale e l’azione, Il Saggiatore, Milano 1970, pp. 287-293
[22] E. Durkheim, La scienza sociale e l’azione, Il Saggiatore, Milano 1970, pp. 287-293
[23] A. De toqueville, La democrazia in America, pag. 238.
[24] D. Diderot, Saggio sui regni di Claudio e Nerone, e sui costumi e gli scritti di Seneca, Sellerio, Palermo, 1987, pp224-225
[25] N.Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi ,Torino, 1984, pag.24

Articolo pubblicato su www.ildialogo.org : http://www.ildialogo.org/elezioni/dibattito_1591349784.htm

 


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