Intervista Pietro Cirillo e Luciano Zasa del gruppo Officine Popolari Lucane

Intervista Pietro Cirillo e Luciano Zasa del gruppo Officine Popolari Lucane

Il Progetto Officine Popolari Lucane è l’espressione di una ricerca musicale che parte dalla sua terra di origine “La Lucania“, per poi aprire i suoi infiniti orizzonti al nostro Mediterraneo. Questa magia della tarantella conduce musicisti, artigiani, pittori, scrittori verso sentieri mai percorsi, dove si ritrovano i segni e i volti di una storia millenaria, e nello stesso tempo le pulsazioni di un presente che riguarda soprattutto il confronto e il contatto fra i popoli. Le Officine Popolari Lucane diventano allora uno strumento di comunicazione, è un segno artistico/musicale che rappresenta naturalmente la nostra origine e la nostra cultura popolare. Cosa sarebbe un uomo moderno senza una memoria storica del suo passato…Cosa potrebbe diventare il popolo lucano senza una reale e profonda comprensione del senso degli avvenimenti passati e di una cultura che subisce attacchi sempre più violenti?
Le O.P.L. (Officine Popolari Lucane) vogliono recuperare attraverso la storia e la cultura dei nostri padri la loro eredità e i loro valori e trasmetterli alle generazioni future. Capire cosa eravamo per stabilire cosa saremo. Visto che le proprie radici rimangono addosso come un marchio di fabbrica, le officine vogliono forgiare legami e ricostruire il senso di un destino comune;
In questa logica si aprono a infinite e preziose collaborazioni con artisti provenienti da altre regioni d’Italia e da tutto il bacino del Mediterraneo. Un percorso quello delle O.P.L. che si è sviluppato spontaneamente per la reale esigenza di riappropriarci di un segnale musicale in cui riconosciamo le nostre radici, al di fuori di ogni moda esterofila e massificante. Le officine saranno dei luoghi dove mietere e raccogliere storie, musiche e sentimenti, prodotte e recepite da uomini che si incontrano, che comunicano e che costruiscono un mondo di differenze ramificate. Luoghi per disinnescare il concetto di ”Lucania come terra negata alla storia e allo Stato”, come tante terre colonizzate del Mediterraneo; luoghi per l’affermazione di uomini non rassegnati ed eternamente pazienti, ma artefici del proprio destino e orgogliosi della loro grande civiltà….

Luciano Zasa
O.P.L.

Officine popolari lucane

Sito web: http://www.pietrocirillo.it

Pagina facebook: Pietro Cirillo

Pagina Facebook: Officine Popolari Lucane

Canale Youtube: Pietro Cirillo

 

Intervista Pietro Cirillo e Luciano Zasa del gruppo Officine Popolari Lucane

 

  1. Quanto si sente tarantato?

Pietro. Tarantato per me è una parola magica perché mi rappresenta dalla nascita. Tarantato è uno stile di vita per tutti noi, per quelli che suonano con me e per me, che parte dalla musica e che insieme alla portiamo la “rabbia” durante la giornata, durante la vita quotidiana, quindi, tarantato a 360 gradi.

  1. Cosa è la taranta per la Lucania?

Pietro. C’è una differenza sicuramente dalla pizzica alla nostra musica  perché molto spesso negli anni è stata confusa molto, la musica popolare lucana con la pizzica salentina. La taranta nostra si caratterizza per delle sonorità particolari che sono i tamburi ad acqua, i cubba-cubba, i tamburi che sono Luciano e Domenico e che sono qui stasera con noi e soprattutto dei suoni armonici, chiamiamoli così di chitarre e cordofoni che sono sicuramente lucani.

Luciano. Ci sono sicuramente tante differenze tra la musica popolare lucana, quella calabrese, quella salentina, quella campana e qui c’è l’esperienza che affonda le sue radici negli anni ’50,nelle prime ricerche di Carpitella che vengono in Basilicata a studiare, appunto, la cultura lucana e si lì accorgono che c’è tutto un filone di musica che nulla aveva a che fare con la musica pizzica salentina e quindi scoprono degli antichi cantori lucani che si occupavano soprattutto di musica attraverso i canti di lavoro, quindi, nasce proprio un genere musicale della tarantella lucana che è particolare e che è, appunto, fatto di ritmica molto semplice, ma molto ossessiva, erano proprio canti di espiazione dal lavoro e dalla fatica quotidiana. Noi come Officine Popolari Lucane abbiamo ripreso questo filone e cerchiamo di andare avanti e focalizzando sempre l’attenzione su questo tipo di sonorità. Ci chiamiamo Officine Popolari Lucane proprio perché siamo aperti proprio anche alla musica world, al mediterraneo e a tutte alle contaminazioni possibili e immaginabili, proprio come ci ha insegnato anche il nostro maestro Antonio Infantino che è stato, appunto, il nostro maestro perché abbiamo suonato con lui tanti anni e che ci ha insegnato molto, ci ha aperto anche la mente alla musica popolare mondiale.

  1. Tarantella rossa” è il titolo della canzone sulle trivellazioni in Basilicata. Dal punto di vista ambientale come è cambiato il territorio e come è cambiato il vivere quotidianamente da quando sono iniziate le trivellazioni per l’estrazione di petrolio?

Pietro. Partiamo dal presupposto che la Lucania rispetto a tante regioni del Sud sicuramente è quella meno contaminata da tutti i punti di vista. Per fortuna noi adesso con la candidatura di Matera che vedrà la stessa capitale della cultura 2019, sarà conosciuta ancora di più. Questo non basta perché ovviamente con la scoperta del petrolio, le multinazionali in Basilicata hanno preso il sopravvento deturpando il territorio e l’ambiente perché la Lucania, sicuramente tu la conosci bene, è una terra bellissima, straordinaria come tante fatte di boschi e di campi di grano, ma il petrolio ecco è un discorso lunghissimo anche perché politicamente noi non siamo molto d’accordo su queste scelte che sono state fatte. Ci facciamo portavoce delle lamentele dei giovani, ci facciamo portavoce di un lavoro che non c’è, ci facciamo portavoce di tanti ragazzi che non hanno avuto, ecco, tantissimi vantaggi da queste estrazioni petrolifere come il lavoro. Per poi parlare soprattutto dell’inquinamento che è notevole, infatti, con Luciano quando abbiamo scritto questo brano lo gridiamo in maniera forte. Queste multinazionali che sono venute in Lucania in silenzio e hanno deturpato violentemente la nostra terra. Tarantella Rossa è un brano a cui noi siamo molto affezionati, perché con una vena quasi tarantata raccontiamo questo grido di dolore, con la partecipazione di Mariano Caiano che è il cantante di Renzo Arbore dell’Orchestra Italiana dove lui e il suo rap abitando in Lucania, ha partecipato attivamente a questo brano e ha raccontato anche lui il grido di dolore di molti giovani e di questa terra, come dicevo prima, ha subito questa violenza.

  1. Fatima e Rachid” è la sua canzone su una storia d’amore tra due ragazzi di due culture e religioni differenti. Il giornale ildilalogo.org è il punto di riferimento nazionale per le varie iniziative inerenti la giornata del dialogo cristiano-islamico che si tiene annualmente il 27 ottobre. Il dialogo interreligioso è a me molto caro e ritrovarlo in una canzone mi rallegra. Come mai ha deciso di toccare questo tema?

Pietro Cirillo. Fatima e Rachid fa parte del nostro primo disco “Officine Popolari Lucane” dove abbiamo deciso di affrontare non soltanto questo tema, infatti, il disco parla anche dei clandestini e di tutto quello che succede. “Fatima e Rachid” insieme a Luciano sempre quando l’abbiamo scritta parla di questa storia straordinaria di questi due giovani in pratica che cercano di trovare un’integrazione all’interno del nostro Paese che molto spesso non la trovano e che l’amore sicuramente poi vince su tutto, chi ha visto il video si rende conto, infatti, che abbiamo qui la protagonista Alda, si rende conto di questo abbraccio favoloso tra Fatima e Rachid che supera qualsiasi problema che possiamo incontrare. Luciano può aiutarmi ancora meglio perché lui è coautore di questo brano e questo brano è stato candidato insieme al disco al premio Tenco Sanremo 2015 proprio perché abbiamo analizzato questi temi importanti e soprattutto la cosa bella è che noi attraverso la musica abbiamo conosciuto queste persone, le abbiamo conosciute, abbiamo parlato cono loro, siamo stati vicini, ci hanno raccontato i loro problemi e le difficoltà dell’integrazione che hanno vissuto.

Luciano Zasa. Questo brano in realtà parla, appunto, come diceva Pietro dell’amore che vince su tutto e anche sulle barriere etniche, perché si tratta di un amore tra una ragazza palestinese e un ragazzo israeliano che già nella loro terra innanzitutto non riusciva a fiorire naturalmente, ecco perché sognava dei gigli bianchi perché appunto questo fiore che è l’amore deve riuscire a fiorire anche in queste terre dove il conflitto è totale tra le varie etnie. Questo disco, dicevo prima, è disco di musica world tocca le tematiche più internazionali rispetto al Sud Italia, noi siamo la terra tra i due mari il Tirreno e lo Ionio e quindi siamo un ponte sul Mediterraneo. Ospitiamo le comunità africane che arrivano qui da noi con tanta difficoltà e fatica e quindi queste tematiche ci toccano molto da vicino e abbiamo diciamo senza falsa modestia la mira di rappresentare e di portare alle giovani generazioni questi problemi, penso che il dovere di un musicista è quello di toccare anche queste tematiche a parte rinnovare la tradizione e dare nuovo lustro alla tradizione e quindi è un dovere nostro di parlare anche di queste cose.

  1. Come nasce la canzone “Pace e follia”?

Pietro. “Pace e follia” è una storia che parte proprio da una grande ricerca che è stata fatta, affonda le sue radici, addirittura, nel Medioevo Luciano parla del Sultano Alchamil che lottò all’epoca già per cercare di portare la pace tra l’Oriente e l’Occidente, questa pace che noi comunque la cantiamo in questa canzone che ancora oggi non c’è. Quindi, è un tema attualissimo, nonostante venga ripetuta, nonostante siano  1000 anni che questa pace viene rincorsa e in realtà non avviene. I giovani la cantano in Lucania e non solo perché ci rendiamo conto come la sensibilità come diceva Luciano prima soprattutto è fondamentale farla passare  prima con la musica, quindi il messaggio musicale, attraverso la musica, attraverso il ritmo noi riusciamo a comunicare ai giovani, non soltanto il valore della taranta, ma anche  questi temi qua, l’emigrazione, la guerra, temi come quelli di questa pace che viene rincorsa e che in realtà sono più di mille anni che non esiste tra Oriente e Occidente.

  1. In varie canzoni vi è l’impeccabile e peculiare collaborazione con Mariano Caiano, ve ne saranno delle altre, inoltre, vi saranno delle collaborazioni con Danilo Vignola e Gio Di Donna?

Il progetto Officine Popolari Lucane nasce proprio con questo intento cioè un’officina lì all’interno di questa officina vengono tutti i musicisti che noi scegliamo attraverso le tematiche che affrontiamo e donano il loro contributo artistico e musicale. Quindi, Mariano Caiano è intervenuto in questi brani.

Con Danilo sicuramente faremo delle cose in futuro nel momento in cui affronteremo tematiche importanti anche perché anche Danilo è lucano doc, quindi sicuramente farà parte anche lui  farà parte delle nostre collaborazioni con il suo magico ukulele.

  1. Ci racconta l’esperienza del capodanno su Rai1 e in cosa differisce dai vari concerti che tiene in tutt’Italia oramai.(vedi link)

il capodanno su Rai1 è stata un’esperienza positiva e negativa. Positiva perché la nostra presenza su Rai1 a capodanno ci ha dato la possibilità di far conoscere la nostra musica a moltissime persone che non la conoscevano in tutt’Italia. La nota dolente della nostra partecipazione al capodanno sulla Rai è cercare di capire quale può essere non dico la collaborazione, ma soprattutto trovare una linea in comune con gli altri cantanti, perché noi facciamo musica della nostra terra, musica popolare, ci siamo ritrovati con grandi artisti della scena nazionale e non solo e quindi sicuramente eravamo come dei pesci fuor d’acqua. Siamo riusciti a far capire che esiste sicuramente una musica che parte dalla Basilicata e che però vuole farsi conoscere a livello nazionale. La nostra collaborazione soprattutto con il capodanno Rai aveva questa funzione, diciamo, in parte ci siamo riusciti, dall’altra parte capiamo le problematiche tecniche di queste situazioni, quindi, abbiamo suonato pochissimo, non ci è stata data la possibilità comunque di far conoscere a tutti realmente il nostro messaggio e la nostra musica, ma va bene così.

  1. Progetti futuri.

Ce ne sono tanti, abbiamo in cantiere il nuovo disco, non svelo il nome, siamo già al lavoro, faremo uscire nel disco dei brani che sono già usciti nel passato, ma soprattutto, come dicevi tu prima, cercheremo di avvalerci della collaborazione di grandi artisti e musicisti per cercare sempre di continuare sempre il nostro cammino artistico e musicale. Uscirà l’anno prossimo, sono pronti cinque brani e gli altri sicuramente questo inverno saranno lì pronti per essere nel nuovo tour 2019 che poi andrà a toccare anche Matera 2019 perché l’anno prossimo si celebra la capitale della cultura, quindi cercheremo di inserire anche all’interno del nostro album un omaggio alla nostra Matera.

  1. Sogni nel cassetto.

Ci sono sempre. Musicalmente uno dei sogni che ho già realizzato è quello di costruire un gruppo meraviglioso come quello che ho oggi, perché non ho solo dei bravissimi musicisti, ma ho anche degli amici è nata questa favola che sul palco soprattutto si trasforma ancora di più in un viaggio bellissimo. Il mio sogno principale è soprattutto quello di continuare questa comunicazione bellissima che è nata tra noi e il popolo che ci segue. Noi stiamo attraversando un periodo felice con il gruppo stiamo facendo tantissimi concerti soprattutto in Lucania, siamo super seguiti da tutti i giovani che cantano le nostre canzoni e questo riempie il cuore di gioia me e i ragazzi che presento: Antonio Rito al cubba-cubba, il tamburo ad acqua, Domenico Tedesco le percussioni, Danilo Tomaccio mandolino e mandola, Carlo Ostuni chitarre etniche e arrangiamenti, Gianluca De Giorgi batteria etnica, Alda Giuliano la danza, Luciano Zasa fondatore insieme a me del progetto “Officine Popolari Lucane” voce e tamburo. Quindi, il mio primo sogno come  ti dicevo prima è stato già realizzato.

 

Intervista pubblicata anche su www.ildialogo.org.

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