Nuove forme di comunicazione: progresso o regresso?

Nuove forme di comunicazione: progresso o regresso?

Cambiano i tempi e cambia anche il modo di comunicare. La vita è più frenetica rispetto al passato e con essa anche il modo di comunicare si è velocizzato, annientando la riflessione e talvolta i sentimenti. C’è chi utilizza il termine evoluzione, ma ciò va preso con le pinze e va valutato in maniera analitica e critica, si tratta di vera evoluzione o d’involuzione?

Con l’avvento della televisione si è avuto un rivoluzionario metodo di comunicazione che ha avuto e che esercita a tutt’oggi una notevole influenza sulle masse, metodo costituito non più da parole, ma anche da immagini e video. Quando la televisione ha mosso i primi passi vi erano dei programmi TV che insegnavano l’italiano ai telespettatori in quanto, nel secondo dopoguerra, la popolazione era analfabeta, uno su tutti è stato “Non è mai troppo tardi”[1], un programma patrocinato dal Ministero dell’Istruzione, aveva una  durata di trenta minuti, andava in onda nella fascia preserale ed era condotto dal maestro e pedagogo Alberto Manzi. Le nuove tecnologie  hanno influenzato notevolmente il metodo di insegnamento nelle scuole, basti pensare alle lavagne di una volta e le nuove LIM , ma anche il Web viene utilizzato didatticamente, basti pensare al registro elettronico o al fatto che sempre più spesso i professori utilizzano delle piattaforme online per mettere a disposizione dei propri studenti il materiale didattico.

Una volta esistevano le lettere, oggi per trovare un francobollo si deve andare soltanto alle poste, i Sali e Tabacchi non li prendono più perché fanno fatica a venderli, per scrivere una lettera a penna con l’inchiostro si rifletteva, si cercava di non fare errori, si meditava sul senso delle parole e sul peso da dare ad esse. Oggi con un click si inviano pensieri istantanei, quel che è frutto dell’impulso se pur strampalato, il più delle volte grammaticalmente scorretto e spesso dopo qualche attimo ci ritroviamo a pensare l’esatto contrario di ciò che un attimo prima abbiamo scritto. Sui social sono frequenti i post frutto di un copia-incolla preso da chissà dove e appartenente a chissà  quale autore, viene annientata la voglia di elaborare frasi e con essa il pensare. A volte vengono scritte frasi disconnesse che necessitano di correzioni per le quali si ricorre sempre più spesso ad Internet, semmai a Wikipedia dimenticando il valore del dizionario.  I tempi della ricezione sono velocissimi, prima per aspettare la risposta di una lettera trascorrevano settimane, c’era attesa, ora anche essa è polverizzata da un messaggio o addirittura da una faccina su Whatsapp. Non c’è più emozione.

Prima per una telefonata si faceva la fila alle cabine telefoniche, era un lusso avere un telefono in casa, oggi dai telefonini-scatola si è passati agli smartphone da cui non ci stacchiamo nemmeno quando andiamo al bagno, come giustamente fa emergere Eustachio nella canzone “Generazione allo sbaraglio”[2]. Sempre connessi durante tutte le fasi della giornata.

Si è passati dal Web 1.0 costituito da siti statici, al Web 2.0 che è più dinamico e interattivo, ipertestuale, con i social network si è pero più passivi, si utilizzano semplici click per un mi piace o per una condivisione, non c’è elaborazione cosa che avviene per i siti.

In questo mondo virtuale vi sono nuove forme di scrittura costituite da abbreviazioni ed emoction, si tende ad utilizzare il dialetto e lasciare l’italiano nel cassetto, per alcuni vi è un impoverimento della lingua, mentre per altri l’utilizzo delle nuove tecnologie non è la causa del decadimento della lingua, ma solo il riflesso della società.

Vi è una vera e propria mutazione antropologica, c’è una generazione plasmata dalle nuove tecnologie, ci ritroviamo con una società spaccata in due: i nativi digitali e chi ha iniziato ad utilizzare tali tecnologie da adulto.

Il 58% dei bambini tra i 2 e i 5 anni gioca ai videogames, ma solo l’11% sa allacciarsi le scarpe, più del 67% dei giovani tra i 12 e i 14 anni utilizza Youtube e Facebook, ,l’85% degli adolescenti possiede un profilo facebook, social che conta 600 mila iscritti al giorno.[3]

Le nuove forme di  comunicazione ci hanno catapultato in quel che è definito villaggio globale: un luogo virtuale di condivisione e di partecipazione. Si finisce con il trasformare i media e i social erroneamente in tribunali.  Tutto ciò che circola su tali piattaforme il più delle volte è frutto di vere e proprie bufale, ci sono attori del calibro di Stallone che sono stati fatti morire già due o tre volte, circolano fakenews di tutti i tipi che abbindolano i meno esperti e più passivi trascinandoli nel pensare in un certo qual modo.

Le false notizie, che molto spesso, diventano virali sono progettate con precisi scopi, molto spesso pubblicitari, politici, vengono utilizzate per sondare l’opinione pubblica, a volte, addirittura, fungono da miccia per innestare i germi del razzismo e dell’odio andando contro al messaggio di amore dei Vangeli.

I reati derivanti dall’utilizzo delle nuove tecnologie si sono moltiplicati, frequenti sono anche i furti d’identità, bisogna, quindi,  vedere sempre ciò che ci circonda ed avere un atteggiamento critico nei confronti delle notizie che ci vengono  rigurgitate addosso.

Vittime delle nuove tecnologie siamo un po’ tutti, ma soprattutto  chi non sa destreggiarsi su Internet.  L’uso compulsivo di Internet può degenerare e creare confusione tra dimensione pubblica e privata.

Una cosa è certa il modo di comunicare è mutato, l’empatia, la gestualità, le movenze si sono appiattiti sono cambiati i codici e le metafore, il linguaggio abbreviato dei messaggi sugli smartphone, ha finito con l’influenzare il nostro modo di rapportarci con gli altri.

L’uso compulsivo dei social ha finito con l’annientare il discrimine tra mondo virtuale e reale compromettendo la vita reale e le relazioni interpersonali, ci si ritrova fuori dalla realtà, ma al contempo si appartiene ad essa. Si finisce con il creare una vita virtuale che ha poche ricadute nella vita reale, si dà conto più agli amici su facebook, i follower di Twitter anziché chi ci circonda nella vita quotidiana.

Da ciò emerge la sindrome di dipendenza che porta ad una fase di regressione che porta fino all’isolamento e quindi al problema della solitudine, si innescano dei fenomeni dissociativi  che comportano una perdita di ogni motivazione alla socialità, ciò si manifesta sotto diverse forme quali il sesso, l’esibizionismo, la modifica di foto, la creazione di più profili anonimi.[4]

Un altro problema rilevante che scaturisce dall’utilizzo delle nuove tecnologie è Il cyber-bullismo,  una forma di violenza messa in atto dai ragazzi che attraverso tali strumenti immediati si sentono ancora più forti e le azioni che ne scaturiscono sono ancora più pericolose di quelle dei bulli vecchio stampo, con delle ricadute e conseguenze pericolosissime nella vita delle vittime, che, purtroppo, spesso ci rimettono la vita.

Il riferimento, inevitabile, è al Vangelo e a Papa Francesco, al suo discorso del 29 luglio 2013 sui gay e l’invito a non giudicare, poi ripreso nel libro che porta il titolo “Chi sono io per giudicare? Il Vangelo di Giovanni e l’interrogativo di Papa Francesco” del 2016., il messaggio evangelico porta a non puntare il dito contro gli altri per pregiudicarli, ma ad aiutarli, sentendosi superiori Papa Francesco con questo messaggio ha aperto il Sinodo sulla famiglia, spalancando, invitando a praticare il comandamento esplicito di Gesù:  “1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2 perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. 3 Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? 4 O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? 5 Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello” Mt7,1-5.

Papa Francesco definisce “sclerocardia” l’indurimento  del cuore giudicante che è conseguenza della chiusura dell’io su stesso isolato, egoista. Occorre, afferma Papa Francesco,  che il cuore di pietra diventi un cuore di carne e solo le parole del Vangelo che lasceremo cadere, goccia a goccia, nel nostro spirito rigido sapranno renderlo palpitante e compassionevole.

Anche il Papa ha dei sui profili social network che vengono gestiti dalla Santa Sede, proprio perché non si può prescindere dall’utilizzarli per arrivare a diffondere il messaggio evangelico  a quante più persone possibili, compresi i giovani che sono i maggiori fruitori di queste tecnologie.

Ed ecco che ritorna  la domanda iniziale è progresso o regresso? Bisogna dosare il tutto ed utilizzare le nuove tecnologie con cognizione e in modo funzionale, non abusandone per evitare le inerenti ricadute negative sulla salute sia fisica che mentale.

 

 

[1] Non è mai troppo tardi (vedi link)

[2] Eustachio, Generazione allo sbaraglio, Monologo di un matto, 2015

[3] Elvira Pollina, Così piccoli e già così digitali. Imparare a usare il mouse prima di andare in bici, corriere.it, 20 gennaio 2011, ( Vedi link)

[4] Vedi anche Giorgia Casali, “Così connessi, così distanti. Effetti della società virtuale sulle relazioni e i servizi sociali.”, Tesi Università Ca Foscari Venezia, 2015/2016  (Vedi link)

 

 

Leggi l’articolo anche su www.ildialogo.org

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