Intervista ai registi di PIIGS

 Intervista ai registi di PIIGS

un documentario di Adriano Cutraro, Federico Greco, Mirko Melchiorre

a cura di Ester Coppola

1.La disinformazione in materia bancaria e finanziaria dilaga. Risparmiatori che investendo i loro capitali diventano inevitabilmente degli investitori, dei piccoli imprenditori, differente dai risparmiatori depositanti e , conseguentemente, tutelati in maniera differente dalla legge, attraverso l’informazione trasparente di ciò che si sottoscrive, i primi, fino a 100mila euro dei depositi, i secondi (vedi T.U.B.). Purtroppo si è superficiali proprio lì dove non si dovrebbe essere: l’italiano medio si preoccupa di controllare tutte le caratteristiche dell’auto che va a comprare e , in molti casi, è molto superficiale nel sottoscrivere contratti quali la sottoscrizione di azioni o obbligazioni. Come se lo spiega?

 FEDERICO – Sto traducendo in questi giorni un romanzo americano sulla crisi finanziaria nata a Wall Street, e l’autore – un investitore di successo di lungo corso – spiega a più riprese che la propaganda dei media finanziari mainstream è tutta orientata a far credere che gli agenti di borsa siano competenti, affidabili e siano orientati al bene del risparmiatore. In realtà i broker sono per la stragrande maggioranza incompetenti (gli esami per diventare agente i borsa consistono quasi esclusivamente nel verificare la loro conoscenza di ciò che possono o non possono dire al cliente), non hanno per legge alcun obbligo fiduciario nei confronti dei loro clienti e il loro lavoro consiste nel prendere il controllo del denaro dell’investitore senza infrangere la legge, per quanto possibile. Se poi il broker coincide con la banca dalla quale ci serviamo da decenni, allora la trappola è perfetta. Il problema vero è che, purtroppo, sempre più saremo costretti a risparmiare privatamente per la pensione (visto che la previdenza sociale sta andando a picco) e dunque sempre più dovremo conoscere i meccanismi di un portafoglio azionario in grado di assicurarci una rendita sufficiente per vivere una volta abbandonato il lavoro. Detto questo, come conferma anche Federico Rampini nel nostro documentario, gli italiani soffrono di analfabetismo economico più di ogni altro Paese. Ed ecco che il quadro è completo.

2.Come nasce l’idea di creare un documentario sull’Austerity? La voglia di avvicinare i più al mondo dell’economia, a delle leggi che ci sembrano lontane, ma che da tale materia partono e si ripercuotono, inevitabilmente, sul nostro vivere? 

ADRIANO: Dopo la grave crisi finanziaria del 2008, contagiati dagli Stati Uniti, ci è stato detto che, secondo i dettami di Bruxelles, l’unica ricetta possibile per uscire dalla recessione fosse tagliare la spesa pubblica e ridurre il debito dello stato per ridare fiducia ai mercati. Tutto ciò in realtà ha aggravato la crisi producendo dei disastri sociali senza precedenti, Noam Chomsky addirittura ritiene che questa sia una crisi peggiore di quella del ‘29. Nonostante il fallimento totale di queste politiche economiche, queste continuano ancora oggi a essere perpetrate, alimentando così una spirale recessiva pericolosissima: l’Istat registra che solo in Italia 4,6 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta, un bollettino di guerra. Tutto questo sta favorendo l’ascesa inarrestabile di movimenti estremisti in grado di catturare consenso sfruttando il malcontento diffuso. Senza un’immediata inversione di rotta l’Europa si ritroverà ostaggio dei “Trump “ continentali. Preoccupati per questo pericoloso scenario, abbiamo ritenuto necessario che anche il cinema si occupasse di questioni così complesse ma così determinanti per la vita di ognuno di noi, tentando di esplorare le possibili alternative qualora ce ne fossero, e ce ne sono.

3. Lei che è un filmmaker, dedito per lo più al genere horror, come mai si ritrova a girare un documentario, per lo più complesso, quale può essere un documentario basato sull’economia e sulla finanza? Che differenze ha riscontrato? 

FEDERICO – È una domanda che in parte mi diverte perché mi verrebbe da rispondere che tra un film horror e questo documentario non c’è differenza. O meglio, la differenza è che “PIIGS” fa molta più paura, perché, come recita anche la tagline sul manifesto, “il film è tratto da una storia vera: la tua.” Oltre a film horror, ho realizzato nel passato molti documentari su diversi temi (cinema, pittura, migrazione, politica) ed effettivamente questa è la prima volta che mi occupo di macroeconomia. Come confermerebbero anche Mirko e Adriano, la decisione di iniziare questa complicata peripezia è nata dalla necessità di fare un po’ di ordine mentale su ciò che sta succedendo alla democrazia europea e di capire se la nostra intuizione sia fondata: la speculazione finanziaria, attraverso il potere delle lobby di Bruxelles, e non solo, ha preso formalmente in mano lo scettro del potere e sta costringendo le democrazie occidentali a seguirla verso il baratro. Le politiche economiche non hanno più a cuore il benessere dei cittadini, non si preoccupano più dell’integrità dello stato sociale, non difendono più l’economia reale.

4. Una regia a tre. Ogni regista ha un’impostazione differente di ciò che poi diviene un video o un film. Ognuno di voi si è occupato di un aspetto specifico del documentario? Come avete conciliato le vostre idee e la vostra personalità nell’impostazione del film?

MIRKO – Credo che nel nostro caso essere tre registi sia stato un valore aggiunto. Per vari motivi. Innanzitutto per la complessità dell’argomento trattato, nessuno di noi aveva nozioni di macroeconomia. Tre teste hanno sicuramente agevolato la comprensione di materie estremamente articolate. E anche dal punto di vista produttivo ha semplificato e reso possibile il processo creativo. In cinque anni abbiamo dovuto affrontare molte difficoltà, dovute principalmente dalla mancanza di finanziamenti. Essere in tre anche in questo caso ci ha permesso di superare tutti gli ostacoli, abbiamo ovviato alla mancanza di risorse mettendo al servizio del film tutte le nostre competenze.

Ci siamo divisi il lavoro e abbiamo gestito da soli tutte le fasi di lavorazione, dallo studio alla scrittura, dal lavoro redazionale allo scouting, dalle riprese al montaggio. Questo ovviamente ha portato a dilatare molto i tempi di realizzazione ma oggi, visti i risultati raggiunti, tutta questa fatica e la totale indipendenza del progetto è ciò che ci rende più orgogliosi in assoluto.  

ADRIANO – In realtà ci siamo scontrati spesso e duramente su alcune decisioni cruciali, ma per fortuna non abbiamo mai perso di vista l’obiettivo comune e il bene del film, questo ci ha permesso di trovare delle sintesi condivise, soprattutto riguardo la cifra stilistica e l’impianto narrativo del documentario.

 

5.Il documentario è uno strumento per far chiarezza, per dar voce ad altri che non si sono espressi su tale tema con la stessa risonanza di politici, esperti e non del settore, che fanno da contraltare ai soliti discorsi di convenienza dei nostri rappresentanti? Qual è stato il criterio adottato nell’intervistare una persona piuttosto che un’altra?

MIRKO – Come dicevo prima, il documentario è frutto di un lavoro di ricerca durato cinque anni. Nel 2011 parlare di austerity era anacronistico. Di conseguenza anche per noi cercare informazioni non era semplice. Vivevamo in periodo complicato, la crisi iniziava a farsi sentire seriamente ma non si capiva da cosa realmente fosse generata. Le testate giornalistiche e i mass media erano tutti sotto effetto berlusconismo. Si pensava che tutto dipendesse da lui, dai suoi vizi sessuali e dalle sue politiche ad personam. Noi ci siamo spogliati delle nostre certezze e abbiamo voluto interpellare quei giornalisti, intellettuali ed economisti che non frequentavano i salotti televisivi. Ci siamo guardati intorno ed abbiamo visto che la crisi economica era un fatto, reale e concreto, che superava i confini nazionali e che riguardava molti paesi dell’Eurozona. Abbiamo capito che bisognava alzare lo sguardo, smetterla di guardare il dito ed iniziare ad osservare la luna. chomskyITA

La scelta di intervistare personalità come Noam Chomsky, Erri De Luca, Stephanie Kelton, Paul De Grauwe, Yanis Varoufakis e Paolo Barnard, per citarne alcuni, va proprio in questa direzione. Alzare il tiro e ampliare lo sguardo con opinioni autorevoli di chi non è parte del mainstream intellettuale. Cercare di capire, attraverso le loro analisi e riflessione, se esiste un’alternativa a questo sistema economico .

 

6. Austerity non solo dettata dall’Europa, ma anche dalle politiche nazionali. Il film si snoda sotto due profili: quello della crisi finanziaria e il racconto di una cooperativa di Monterotondo. La vicenda delle cooperative tocca vari punti si pensi a mafia capitale, i ritardi di pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione, la pressione fiscale, gestione degli appalti, conflitto d’interessi. Volendo documentare tali vicende non si rischia di perdere il filo conduttore del film? Come lo si è amalgamato? 

FEDERICO – La storia della Cooperativa “Il Pungiglione” di Monterotondo è raccontata in maniera molto semplice, in realtà. Così come è semplice e quindi secondo noi molto efficace l’intera storia del film. Ci focalizziamo sull’enorme difficoltà da parte del suo presidente, Claudia Bonfini, di farla rimanere viva, di non licenziare 100 dipendenti e mandare a casa 150 disabili, innescando così una bomba sociale pericolosa per il piccolo paesino alle porte di Roma. Il mulino a vento contro cui combatte sono i tagli alla spesa pubblica e al welfare imposti dai trattati europei (in particolare Maastricht e Fiscal Compact). Tutto il resto (i ritardi nei pagamenti, la pressione fiscale…) sono solo conseguenze di decisioni prese altrove in una stanza dei bottoni al millesimo piano di un edificio appena costruito a Bruxelles o a Strasburgo. A noi non interessava raccontare una vicenda incapace di elevarsi a metafora universale, e sarebbe accaduto questo se ci fossimo focalizzati su un cooperativa “corrotta”. Cooperativa9

“Il Pungiglione”, al contrario, è considerata un’eccellenza e si fonda sul lavoro di decine di persone che sacrificano anche parte del loro tempo e del loro denaro per i disabili o le persone svantaggiate di cui si occupano. È il simbolo dell’intero welfare italiano messo al muro dalle privatizzazioni, dal mito dello Stato corrotto e spendaccione e considerato colpevole del debito pubblico.

 

7. Il ricorrere al crowfunding per un film. Perché?

FEDERICO – Molti grossi nomi del cinema internazionale sono ricorsi al crowdfunding (penso per esempio a Spike Lee) quando i loro progetti non trovavano immediato appeal presso i produttori. È successo così anche nel nostro caso. Ed è paradossale, perché progetti passati per cui invece ho trovato i soldi (in alcuni casi anche molti) sono meno necessari, importanti e attuali di “PIIGS” che infatti, cosa tra l’altro sempre più rara in Italia, ha trovato un distributore cinematografico. Perciò le ipotesi più probabili sono tre: o non siamo stati in grado di rendere appetibile il nostro progetto; o i produttori non lo hanno capito. Oppure lo hanno capito fin troppo bene.

MIRKO – Aggiungo che non avrebbe potuto essere altrimenti, credo sia il naturale processo elle cose. Il progetto nasce dal basso e finirà per essere finanziato dal basso. In totale indipendenza creativa intellettuale ed economica.

 

8. In futuro ci potremo aspettare un documentario sulle verità delle guerre, del terrorismo e sulle religioni strumentalizzate per alimentare odio e porre in essere delle “giustificazioni ingiustificabili”?

FEDERICO – Non mi pare ce ne sia bisogno: la propaganda è già un continuo documentario. Sta già accadendo. Se invece stiamo parlando di controinformazione, allora sì. L’importante è, appunto, non essere mai ‘innocui’. E per non esserlo è necessario saper coniugare informazione e narrazione cinematografica. Un tandem molto complesso da costruire.

PIIGS_teaser_ITA from federico greco on Vimeo.

 

Il trailer: https://vimeo.com/183239135

 

I social:

https://www.facebook.com/PIIGSTheMovie

https://twitter.com/PIIGS_themovie

La pagina di Berta Film:

http://www.bertafilm.com/catalogue/piigs/

 

 

“PIIGS”

| Ovvero come imparai a preoccuparmi e a combattere l’austerity |

 

Tre filmmaker italiani sfidano il pensiero economico dominante sull’Europa

e lanciano una campagna di crowdfunding per terminare il loro documentario.

Il film uscirà a marzo 2017 con Fil Rouge Media.

Qui le informazioni sulla campagna di crowdfunding (finanziamento dal basso)

per sostenere la postproduzione e la distribuzione del film

la pagina Indiegogo:

https://www.indiegogo.com/projects/piigs-debunking-eu-austerity-part-2-greece-europe

 

 

 

 

 

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